Porte aperte a tutti Venerdì 17 gennaio 2020 al "Delfico" di Teramo per la sesta edizione della "Notte nazionale del Liceo Classico", suggestiva manifestazione progettata e realizzata per essere vissuta sulle ali della memoria. Anche quest'anno folta partecipazione di visitatori, studenti del passato, oggi professionisti, e studenti di oggi, professionisti del futuro. Una mirabile fusione resa ancor più magica dalla perfetta organizzazione della serata (e della nottata), opera dell'infaticabile Dirigente a capo dell'Istituto, la Preside Loredana Di Giampaolo, la quale, coadiuvata dai suoi collaboratori, ha l'indiscusso merito di aver sincronizzato in perfetta armonia ed in euritmica successione tempi ed eventi, senza soluzione di continuità, cosa che ha tenuto costantemente desto l'interesse di tutti i visitatori.
Dopo i saluti formali ed alcune letture introduttive il commovente ricordo di Ivan Graziani e dei suoi versi in musica, riproposti in modo professionale, con forti ritorni emotivi per chi, come il sottoscritto, ebbe l'onore di conoscerlo personalmente, ai tempi della mai dimenticata "Anonima Sound". Brividi di ricordo, non diversi da quelli provati al momento di tornare nelle aule di una volta, e rivedere la disposizione dei banchi, non rivoluzionata, anzi abbastanza conservata nella struttura e nella collocazione generale. E quelle aule, quei banchi, i corridoi, le porte, le lavagne, tutto genera nella mente un carosello di ricordi, un brivido che passa improvvisamente per il corpo. Alcune foto di allora, esposte per i visitatori, i volti dei compagni, non ancora graffiati dal tempo. Storie e vite diverse, vicende, vicissitudini, sentieri che la vita ha tracciato e che ciascuno ha percorso con sorti alterne e disparate. Qualcuno è presente, ci si ritrova, si respira l'aria incantata della rimembranza. Scopo della serata è anche questo...
Cinque aule, dopo lunghi e non facili percorsi burocratici, vengono intitolate a docenti storici dell'Istituto, vere colonne portanti, maestri di vita per successive generazioni di studenti: Clemente Dino Cappelli, Rino Faranda, Pietro Ferrari, Ettore Lombardo Fiorentino, Ernesto Villani.
E poi l'omaggio a Mariella Converti, la Lectura Dantis (passi scelti della Divina Commedia recitati in ambiente caldo e suggestivo), altre performances, letture, interventi diversi, il concerto dei docenti del Liceo Musicale, un susseguirsi di iniziative curate nei minimi particolari fino a tarda notte, quando scende il silenzio sulla magica notte del Liceo.
Cala il sipario. Si abbassano e si spengono le luci della ribalta. Il breve sogno svanisce, i ricordi tornano in un cantuccio della mente e lì restano, sopiti ma non negletti.
Ma torneranno ancora perché quegli anni erano magici.
Come la magica notte del Liceo Classico.
Recensioni, racconti, notizie, aneddoti,commenti, cronache,critiche, favole...... a cura di Sergio di Diodoro - giornalista free lance -
martedì 21 gennaio 2020
domenica 27 ottobre 2019
I PREZIOSI BENI DI CASTELLI
L’ Istituto Statale d’arte per la ceramica “F.A.Grue” fondato nel 1906 da
Felice Barnabei e Beniamino Olivieri, cittadini castellani, dopo oltre cento anni di attività ha
diversificato il suo aspetto ed ha modificato il suo progetto educativo,
adeguandosi a nuove propensioni artistiche. Questo emerge da colloqui informali
con alcuni addetti ai lavori all’interno del rinnovato e rinominato “Liceo
Artistico” moderna versione dell’antica struttura, per alcuni obsoleta, per
altri inopportunamente modificata. La diatriba serpeggia silente ma traspare a
tratti dai discorsi a volte nostalgici, soprattutto di coloro che hanno vissuto
dall’interno la storia e le vicende della gloriosa Scuola d’arte, diventando,
tempo per tempo, illustri artigiani, artisti, maestri d’arte. Si evince, da
frasi e discorsi, che la ventata di novità, scaturita dal desiderio di adeguare
la Scuola alle nuove tecnologie imperanti ed alle nuove correnti artistiche,
appare ad alcuni inopportuna e comunque lesiva dell’antica tradizione
centennale, da sempre fiore all’occhiello dell’Istituto e del paese.
La visita guidata
all’interno delle aule e dei numerosi laboratori a tutta prima lascia sgomenti
per via dell’ importante spaziosità che ti avvolge e ti avviluppa quasi a suggellare la
maestosità del luogo. E’ sabato e non c’è attività. Ciò rende ancor più
manifesta la sacralità degli ambienti, vere fucine d’arte, luoghi che profumano
di inventiva, ingegno, tecnica, abilità, di straordinario talento.
Al primo impatto visivo
lo sguardo è attratto dal “Terzo Cielo”,
all’origine 356 tavelle (oggi 258) in
maiolica policroma risalenti alla metà del XX secolo. Un’opera realizzata da
docenti ed allievi negli anni cinquanta ed ispirata ai soffitti maiolicati di
un tempo, tuttavia attuale nelle decorazioni e nei tratti grafici che
conferiscono all’insieme un tocco di suggestiva modernità.
La visita all’interno
del nuovo Liceo Artistico offre un’altra pregevole
preziosità: la Raccolta Internazionale
d’Arte Ceramica Contemporanea. Si tratta di un’ originale collezione di
opere di oltre trecento artisti e maestri d’arte in rappresentanza di cinquanta
nazioni. Più di 500 lavori artigianali frutto
di ispirazioni diverse e senza limiti imposti alla fantasia ed
all’immaginazione. Capolavori scaturiti da motivi ispiratori tra loro
assolutamente dissimili che testimoniano le più difformi tendenze della
produzione contemporanea.
In continua evoluzione
per via delle costanti acquisizioni che la alimentano, la raccolta rappresenta oggi un centro nodale
di riferimento per maestri dell’arte ceramica provenienti da ogni parte del
mondo.
Parlando con alcuni castellani addetti ai lavori, professionisti
ed artigiani, è emersa unanime
condivisione sull’argomento ed è apparsa evidente la volontà di sollecitare
Enti ed Istituzioni ad agevolare ogni possibile iniziativa volta a far
conoscere i “Tesori di Castelli” in Italia ed all’Estero. Iniziando magari da
visite guidate di Scuole ed Istituti comparati, inviti a gruppi di turisti in
vacanza nelle vicinanze, o qualsiasi altra iniziativa consimile, atteso che,
soprattutto per quanto attiene ad opere come il Presepe Monumentale, appare del
tutto irrealizzabile, o quantomeno estremamente onerosa, la possibilità di
organizzare esposizioni itineranti in altre parti della regione o dell’ Italia.
Il Museo delle Ceramiche , un
tempo seicentesco convento francescano, oggi gravemente danneggiato dal sisma del
2009, attualmente trasferito in una sede provvisoria, accoglie opere dell’antica tradizione ceramica
castellana ma anche espressioni dell’arte contemporanea, in una mirabile fusione di stili e di
espressioni figurative.
Tanto, molto altro ancora si potrebbe dire o scrivere.
Ma allo stato attuale, dopo i terribili eventi che ne hanno scosso
e minato la quotidianità, senza peraltro intaccare i cardini di un’antica e consolidata
tradizione, Castelli ha bisogno di tornare al centro dell’attenzione, della stima e
del credito che le sono dovuti in nome di un’ ancestrale e gloriosa memoria artistica.
Iniziative, eventi, proposte che possano dare impulso ad attività
volte a rimettere in moto una macchina ferma e danneggiata, ma non per sempre
distrutta, tutto dovrà essere oggetto di impegno collettivo, una sorta di
dovere morale volto al recupero di questo prezioso gioiello del nostro Abruzzo.
“ Post fata”tornino dunque i castellani fuoriusciti, riparta ogni
attività economica e si riemerga dopo gli eventi nefasti di un tempo
sicuramente funesto, ma ormai trascorso. Per far ciò occorre il condiviso e
collettivo impegno di Enti e di Autorità preposte, ma non possono mancare il fervore ed il diretto interessamento di
tutti i paesani, presenti o assenti, accomunati dalla tempra e dalla tenacia
che distingue da sempre le genti d’Abruzzo.
mercoledì 16 ottobre 2019
CASTELLI : GUARDARE AL FUTURO CON FIDUCIA E SPERANZA
Quello che subito si avverte, quando si entra nel
cuore del paese, è un silenzio sovrano, ovattato, quasi irreale.
Castelli oggi è paese ferito, colpito in modo crudele
da eventi di sciagura e di disgrazia, con il suo prezioso corredo di arte e di
storia. Colpiti gli abitanti costretti a
cambiare vita ed abitudini, ad accettare compromessi, a vivere in modo
alternativo, diverso. Colpiti il turismo, il commercio, la ricettività. Ma è
fatta salva l’accoglienza. Ti accolgono col sorriso sulle labbra ed hanno
voglia di raccontare. Quasi a voler declinare ogni propria responsabilità, per
puntare il dito contro l’imprevedibilità della sorte, contro la fatalità, contro un fato avverso che cambia le carte in
tavola dalla sera alla mattina, aprendo scenari di assoluta precarietà.
I castellani raccontano la loro storia e pare che non
abbiano immediati riferimenti al tempo che scorre. Non importa ormai. Passa
un’ora, ne passa un’altra. Raccontano particolari e minuzie dell’epocale evento
che ha accumulato tre metri di neve fino a chiudere gli usci delle case per intere
settimane. Raccontano dell’interruzione dell’energia elettrica per giorni e
giorni. Poi del terremoto. Un fatto avvenuto, non trascorso. Restano i segni,
le ferite, gli effetti deleteri sulle cose, sulle persone, sugli animi, nel
profondo del cuore.
Qualche polemica, qualche diatriba: si poteva fare
questo, si poteva, non si poteva…
Non si prevede il terremoto, ma si poteva prevedere il
maltempo. Forse.
Intorno al tavolo del bar fiumi di parole, pareri
diversi, a volte contrastanti. Ma non c’è astio, forse rammarico. La situazione
attuale affratella tutti. Si coglie un comune e condiviso sentimento di
solidarietà, come se si volessero tutti più bene. Una famiglia. Ristretta,
purtroppo. Ci dicono che gli abitanti non sono più i milleseicento di un tempo.
Sono meno. Molto meno. Forse cento. Sono andati tutti via, soprattutto i
giovani. Quei giovani che l’ Istituto Statale d’Arte per la ceramica ha tempo
per tempo forgiato perché fossero testimoni e propagatori della nobile arte castellana. Molti di loro sono oggi eccellenti artigiani,
artisti, professionisti. Ma altrove.
Eppure nell’animo di tutti i paesani continua ad
ardere un fuoco mai sopito. Con la fierezza e la caparbietà che distingue le
genti d’Abruzzo ognuno ha nell’animo il desiderio fermo di riprendere a
camminare, e poi a correre. Come un tempo.
In giro per le vie e passeggiando nei vicoli si
incontrano botteghe aperte, manufatti esposti quasi come se nulla fosse
cambiato da qualche tempo a questa parte. Ti accolgono con amabilità, con
garbo, ma con dignità e con estrema fierezza, consapevoli del valore del
prodotto. Non oggetti, opere d’arte. Un’arte che va oltre ogni più drammatico
evento, che trascende ogni limite imposto dall’imponderabilità della sorte, che
conserva il suo intimo ed intrinseco rilievo anche a fronte del più sventurato
avvenimento.
Sono fieri e gentili i castellani.
Questo ho colto conversando con alcuni di loro, al
tavolo di un bar, pur vedendoli per la
prima volta.
E’ stato come
rubare una porzione di tempo alla routine quotidiana per toccare con mano una
realtà diversa intrisa di sofferenza e di dolore.
Vivono ora in un microcosmo senza tempo, ma nel cuore
di ciascuno palpita ancora, in modo vibrante e fremente, il fermo desiderio di tornare alla normalità
ed al glorioso fasto di un tempo.
(Continua)
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