sabato 17 settembre 2022

QUESTO BLOG

Ho voluto creare questo blog allo scopo di rendere partecipi coloro i quali avranno la bontà di seguirlo, di alcune profonde sensazioni e di stati d’animo che, se fossi stato pittore, avrei senz’altro provato a trasferire sulla tela. Pur vantando nell’albero genealogico, però, leggiadre mani di disegnatori e ottimi pennelli, purtroppo non ricevetti da madre natura il dono dell’espressionismo figurativo. Né la capacità di musicare. Perché sicuramente un bel quadro o un brano musicale meglio si sarebbero prestati  a suscitare, in chi guarda o in chi ascolta, emozioni che uno scritto può infondere solo in parte, e comunque solo in chi ha l’animo predisposto ad accoglierle.

 Chi avrà costanza e procederà nella lettura si accorgerà che ogni intervento sarà sempre volto alla descrizione di sottili percezioni e di eterei turbamenti, immagini sbiadite di un mondo interiore difficile da rappresentare e, comunque, causa di molta intima sofferenza. I ricordi del passato, in particolare, rivisitati a distanza di tanto tempo ("volando indietro"), rappresenteranno il fil rouge dei racconti e del settore dedicato alla narrativa, pur risultando inevitabilmente impalpabili ed evanescenti.  In linea di massima mi rivolgo a coloro i quali,  dotati di non comune sensibilità, sono ancora capaci di guardare con  angoscia il volto di un vecchio che muore, o di commuoversi al ricordo dei cari compagni di liceo, o di sentire un nodo in gola davanti ai colori ed alle fragranze della marina di Capri.
Certo non saranno molti in una società proiettata verso un futuro tecnologico di proporzioni incontenibili. Ce n’è abbastanza per essere tacciato di anacronismo e accusato di voler invano far rivivere sensazioni e sentimenti che appartengono a persone emotivamente fragili e non in linea con il freddo materialismo dell’epoca moderna.
Eppure io credo che nessun uomo, quantunque fagocitato dal tecnicismo imperante, nel suo inconscio  abbia perduto completamente la capacità di percepire, con sensibilità, le voci dell’animo.
Perciò se pure avrò pochi lettori, saranno comunque sicuramente quelli giusti.

mercoledì 30 marzo 2022

RILEGGENDO KANT - ANALITICA TRASCENDENTALE

Mentre nell’Estetica Trascendentale Kant si è occupato della percezione, nell’Analitica trascendentale tratta dell’intellezione. L’uomo oltre a conoscere gli oggetti nella loro particolarità,ha anche di essi un “concetto universale”. Io vedo, tocco questo o quel libro per via della sua “universalità”. Nella filosofia precedente i razionalisti, sostenitori delle idee innate, affermavano che l’intellezione è superiore alla percezione e, quindi, non è derivata da essa. Viceversa gli empiristi sostenevano che l’intellezione, in quanto derivata dalla percezione, è inferiore ad essa, poiché offre non una vera realtà, ma le immagini sbiadite di essa. Kant sintetizzò le due opposte esigenze sostenendo che l’intellezione, ossia il concetto, è superiore alla percezione (concordando quindi con i razionalisti), ma precisando che nello stesso tempo essa è derivata dalla percezione (concordando, così, con gli empiristi). Una volta giunti a questo punto il problema da risolvere era quello di spiegare come dalla percezione si potesse pervenire all’intellezione . Il passaggio viene così spiegato: l’intelletto genera dei giudizi. Essi possono essere di dodici tipi, raggruppati in quattro classi fondamentali di tre giudizi ciascuna, a seconda della qualità, della quantità, della relazione e della modalità. In base alla qualità i giudizi sono affermativi, negativi, indefiniti, in base alla quantità singolari, particolari, universali, in base alla relazione categorici, ipotetici, disgiuntivi, in base alla modalità problematici, assertori, apodittici. L’insieme di tutti i giudizi sopra elencati rappresenta i prodotti del nostro intelletto. Ad ognuno di essi deve corrispondere una particolare forma del nostro intelletto stesso che lo determina. Queste forme Kant chiama “categorie”. Secondo la qualità le categorie sono affermazioni, negazioni o dubbi. Secondo la quantità sono unità, pluralità o totalità. Secondo la relazione sono ipotesi o reciprocità. Secondo la modalità, infine, sono possibilità, esistenza, necessità. Si ricorderà che anche Aristotele nella sua logica aveva citato le “categorie” come modi di funzionare del nostro intelletto ai quali corrispondevano i modi di essere delle cose. C’era, insomma, piena corrispondenza tra il nostro pensiero e la realtà esterna. Per Kant le categorie sono soltanto dei modi di funzionare del nostro intelletto . Porsi il problema che ad esse corrisponda una realtà esterna è inutile e vano poiché l’unica conoscenza che possiamo avere è quella che può arrivarci dalle nostre facoltà soggettive , sicchè voler conoscere le cose in sé (“cogliere i noumeni”) è pretesa vana . La conoscenza, comunque, non è solo fatta di concetti universali. Esiste un “io trascendentale” ossia un’attività universale e necessaria, una sorta di coscienza individuale che dia unità a tutte le conoscenze le quali, senza di essa, rimarrebbero staccate e frammentarie. Questa unità di coscienza, che io debbo necessariamente supporre, non può, tuttavia, far nascere in me la pretesa di affermare l’esistenza di un’anima, ossia di un’entità spirituale. Nulla autorizza a passare dalla necessità logica dell’io trascendentale ad una sua necessità reale.

giovedì 17 marzo 2022

RILEGGENDO KANT - L' ESTETICA TRASCENDENTALE (PERCEZIONE)

Chiamo estetica trascendentale una scienza di tutti i principi a priori della sensibilità…I criteri del gusto sono, per le loro principali fonti, empirici, e però non possono mai servire a determinare leggi a priori , sulle quali dovrebbe appoggiarsi il nostro giudizio del bello…" Così lo stesso Kant chiosando il testo nel presentare l’Estetica Trascendentale, ossia la sensazione, la percezione. Il termine “trascendentale” è coniato dallo stesso Kant, in opposizione a “trascendente”. Trascendente vuol dire “ciò che è posto al di fuori, al di là di tutte le nostre facoltà conoscitive. Trascendentale è, invece, ciò che è presupposto, logico, universale e necessario per la sensibilità di qualche cosa. L’intuizione empirica è data dalla sintesi a priori di due elementi: uno materiale, ossia ciò che riceviamo dal mondo esterno mediante i sensi, ed uno formale, dato dallo spazio e dal tempo, chiamati, appunto, forme di intuizione. In buona sostanza la percezione che noi abbiamo di fronte ad un oggetto altro non è che la sintesi tra ciò che le sensazioni ci danno e le forme soggettive di spazio e tempo. E a tal proposito giova chiarire cosa intende Kant per spazio e per tempo. Secondo la concezione di Newton (razionalista) essi erano due realtà esistenti effettivamente ed indipendentemente dall’uomo. Secondo la concezione di Hume (empirista), invece, spazio e tempo erano qualcosa di ricavato direttamente dall’esperienza. Kant sostiene che spazio e tempo sono soggettivi, pertanto non appartengono alle cose, ma nello stesso tempo essi hanno carattere di universalità e di necessità. Essi sarebbero come delle lenti che non possiamo togliere dagli occhi e ci presentano la realtà sotto un particolare effetto, che è poi l’unico possibile per noi. Pertanto ciascuno di noi è costretto ad accettare le percezioni (intuizioni empiriche) colte così come sono, ossia soggettive, senza pretendere di poter scoprire e sapere cosa ci sia al di là di esse… (continua)

mercoledì 9 marzo 2022

RILEGGENDO KANT - LA CRITICA DELLA RAGION PURA

La “Critica della Ragion pura”, prima opera fondamentale di Kant , parte dal proposito, dell’autore, di sottoporre ad esame i sistemi filosofici precedenti, allo scopo di vedere se essi giustifichino appieno la scienza, ossia il possesso della verità. L’esame porta ad una conclusione negativa, sia nei riguardi degli empiristi, sia nei riguardi dei razionalisti. Pare, infatti, all’autore che chiunque analizzi i metodi di ricerca degli uni o degli altri non possa mai pervenire ad una piena giustificazione della scienza. Per i razionalisti, infatti, la scienza, fondata sulle idee innate , è data da giudizi che si possono definire “analitici a priori”, giudizi universali, ma non estensivi del sapere. Se noi diciamo “il corpo è esteso” esprimiamo un giudizio che ha valore universale (non si può infatti ammettere l’esistenza di un corpo non esteso) ma che non è estensivo del sapere, in quanto il concetto non è ampliato dal predicato che ha solo la funzione di rendere esplicito ciò che è già noto. Non diversamente sono criticabili, secondo Kant, i “giudizi sintetici a posteriori” su cui fondavano la scienza gli empiristi. Tali giudizi, infatti, se sono estensivi del sapere non sono però universali e necessari. Se infatti noi diciamo “il ferro è dolce” aggiungiamo qualcosa di nuovo al concetto di ferro, ma è qualcosa di non universale e necessario. La novità proposta dal filosofo è che la vera scienza si può fondare solo su nuovi giudizi che siano nello stesso tempo universali e necessari , ed estensivi del sapere ossia “sintetici a priori” . Quando noi diciamo che il risultato dell’addizione 7+5 è 12 affermiamo, secondo Kant, una verità che ha carattere universale ma che è anche sintetica ( la prima parte dell’addizione non contiene già in sé il risultato della seconda parte). Il concetto di 12 contiene qualcosa di nuovo rispetto al 7 ed al 5. Quello che resta da chiarire è come i giudizi sintetici a priori possano essere possibili. E qui la grande novità della filosofia kantiana: noi possiamo “sorvolare” i giudizi sintetici a priori solo quando non possiamo pretendere di conoscere le cose come sono in se stesse, ma dobbiamo limitarci necessariamente a conoscere i “fenomeni”, ossia le cose come appaiono. Pertanto conoscere non può significare cogliere l’essenza delle cose prescindendo dal nostro modo di percepirle, ma significa invece formare una sintesi tra il mondo esterno e noi stessi. Da qui la necessità di esaminare i vari gradi della conoscenza: la percezione (estetica trascendentale), l’intellezione ( analitica trascendentale) e la ragione (dialettica trascendentale). In buona sostanza il filosofo basa la sua conoscenza non più sull’oggetto, ma sul soggetto (rivoluzione copernicana, per Kant la verità gira attorno all’uomo come i pianeti girano attorno al sole…) (continua)

martedì 18 gennaio 2022

PECORUM RITU

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. La celebre espressione del grande maestro Eco proferita durante un incontro con i giornalisti nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media apre infinite possibilità di dialogo e di disputa proprio in virtù della facoltà di intervento di cui ogni “legionario” dei social media oggi può disporre. Certo non tutti gli imbecilli possono essere gratuitamente catalogati tra gli avvinazzati, come di contro non tutti gli avvinazzati possono essere considerati imbecilli, soprattutto se giudicati nei momenti di sobrietà … Insomma, se tutti gli ubriaconi non sono imbecilli e se tutti gli imbecilli non sono ubriaconi è anche vero che un tempo, quando non esistevano i social e quando non era data possibilità di parlare o scrivere a proposito o a sproposito a tutti in modo indiscriminato, tanti problemi non esistevano. Si seguiva una strada comune, quella che in Società veniva tracciata come via da seguire per non correre tanti rischi. Nessuno aveva la possibilità di intervenire pubblicamente e di avere una folta platea di lettori occasionali e non. L’unico modo per intervenire e per contestare sarebbe stato quello di andare in TV o alla radio, ammesso che ce ne fosse stata ragione e ammesso che fosse stato possibile ottenere parola davanti a milioni di ascoltatori. Oggi non è così: anche a personaggi di imbarazzante spessore culturale è consentito intervenire su tutti i temi dello scibile umano, pure in palese mancanza di serie cognizioni di causa. Risultato funesto è la vanagloria di cui godono i terribili influencer, ossia coloro che, ahimè, hanno la possibilità di far valere il proprio prestigio o la propria autorità personale in un certo ambito di cui si ritengono depositari di verità assolute. E il popolo dei social “ ritu pecorum” li segue spesso senza opporre adeguata valutazione critica. Questi pseudo opinionisti che brancolano nel buio, e che utilizzano spesso spaventosi neologismi o, peggio ancora, che strapazzano in modo brutale la lingua italiana e le sue più elementari regole di grammatica e di sintassi, invadono in modo incontrollato il mondo dei social e creano adepti. Non è facile, infatti, per chi legge disciplinare la fonte da cui scaturisce tanto “sapere”. Si finisce allora per credere a tutto ed al contrario di tutto, non potendo disporre di mezzi adatti per poter valutare la preparazione di chi scrive e la sua reale appartenenza ad una categoria professionale che avrebbe legittima facoltà di intervenire scientificamente su un determinato argomento. Logica conseguenza di questo terribile marasma è lo stato di totale confusione che si crea nel popolo dei lettori… Non sempre imbecilli, non sempre avvinazzati, ma certamente anche non sempre bene informati e ben preparati...

lunedì 8 novembre 2021

QUELLA VOLTA ALLO STADIO

In piena sintonia con il leopardiano "il dilettevole è utile sopra tutti gli utili" , scaturito nell'animo del poeta in un momento di grande rigetto per gli uomini e per la loro aridità mentale, racconto ai miei cari e fedeli lettori una storia tanto vera quanto farsesca che mi vide protagonista, tanti anni fa, insieme con l'amico mio più caro, compagno di banco alle Elementari, e poi alle Medie, e poi rimasto amico, di quelli che il tempo non cancella... E' la vigilia del derby Roma-Lazio, di tanto tempo fa. Io non sono tifoso, lui non è tifoso e non ama il calcio, ma un po' per gioco, un po' per stare dietro ad amicizie comuni, siamo entrambi calorosamente invitati a trascorrere una domenica diversa e decidiamo pertanto di aggregarci ad un pullman di tifoseria organizzata alla volta di Roma per assistere al derby Roma -Lazio. E' un'esperienza nuova per ognuno di noi due. Ci avvertono che il ristoro è previsto al sacco e che ognuno deve provvedere a portare con sè quanto occorre per fronteggiare l'intera giornata, colazione, pranzo e cena. Già qui qualcosa ci suona distorto: dovendo assistere ad un incontro che inizia alle 14,30, perchè prepararsi anche alla colazione ed alla cena? Sia l'una che l'altra potrebbero ben essere consumate a casa al ritorno. Capiamo che ci stiamo sbagliando quando ci viene comunicato che la partenza è fissata alle 5,30 del mattino dalla piazza della Stazione di Giulianova e che il rientro è previsto per la mezzanotte e trenta, forse anche più tardi... Qualcosa non quadra, ma non riteniamo il particolare assolutamnente ostativo. Il viaggio di andata, durante il quale sia io che il mio amico Pippo (non è questo il suo vero nome, ma preferisce mantenere l'anonimato) ci eravamo promessi di recuperare un po' del sonno perduto per via della levataccia, è disturbato dall'ininterrotto concerto a sessanta voci di tutti i viaggiatori, esclusivamente di fede romanista, che cantano a squarciagola inneggiando alla disponibilità sessuale delle madri dei laziali ed evidenziando, con grande folklore, la copiosità delle relazioni extraconiugali delle loro mogli. Per non apparire di fede opposta, anche in considerazione del fatto che Pippo, ignorando i colori sociali delle squadre di calcio, indossa inopportunamente e pericolosamente una camicia celeste con i bordi bianchi, siamo costretti ad unirci al coro , con grande nostro imbarazzo e con molta forzatura, andando in play back e muovendo in modo goffo ed anomalo le labbra, fingendo sommo entusiasmo... L'arrivo davanti allo Stadio Olimpico avviene alle ore 9,30, il che ci lascia ben sperare in qualche ora di libertà, da trascorrere magari in un bar, davanti ad una ricca colazione. Ma non è così... Il tempo di scendere dal pullman e siamo tutti vigorosamente sospinti nella stessa direzione. ""Corri, corri"" gridano tutti a Pippo che resta indietro sbigottito guardando l'orologio. "Ma mancano cinque ore...!!" ""Correte, correte" ribadisce il capo tifoso al megafono mentre veniamo trascinati a forza verso lo Stadio. Si corre affannosamente per circa quindici minuti. Quando accediamo all'interno dell'Olimpico tutte le scalinate e le tribune sono deserte, ad eccezione di una piccola porzione di curva, già affollata. ""E' lì che dobbiamo andare" sancisce il capo tifoso che, intanto, si è avvolto in una bandiera giallorossa dalla testa ai piedi. Suggerisco a Pippo di fare altrettanto e di abbandonare per strada la sua pericolosa camicia celeste e lui resta con addosso la maglietta intima, di lana. Acquisto da un venditore ambulante una bandiera giallorossa e gliela butto addosso, a mo' di mantello. Con somma fatica rusciamo a sistemarci tra alcuni facinorosi impegnati ad inviare urla e gestacci verso la curva opposta dalla quale, di ritorno, arrivano cori, insulti, offese, allusioni in merito alla scarsa potenzialità sessuale di chi tifa Roma e richieste di appuntamenti per il dopo partita, non certo per un amichevole terzo tempo... Pippo sistema il suo piccolissimo zaino, contenente i nostri panini, al suo fianco. Ma dura poco. Dal basso un aitante tifoso indica quel minuscolo spazio, poco più di quindici centimetri, e urla con veemenza "E' libero quel posto?". Senza aspettare risposta sale su, invitando un suo amico a seguirlo e poi insieme, ignorando la legge dell'impenetrabilità dei corpi, si sistemano accanto a noi. Non riusciamo a consumare la colazione al sacco perchè il sacco, compresso tra i deretani della folla, non può essere aperto... Rinunciamo. Inizia la partita. Dalla nostra postazione, data l'enorme lontananza dal terreno di gioco, i calciatori sembrano formichine vaganti, ma nonostante ciò, il nostro vicino, evidentemente dotato di capacità visiva estremamente superiore alla norma, ravvisa un fallo di mano sfuggito all'arbitro e istintivamente, afferrando il primo oggetto che gli capita a tiro (la radiolina che Pippo aveva all'orecchio per ascoltare musica, atteso il suo totale disinteresse alla partita), e la scaglia con violenza in direzione del direttore di gara. A causa dell'enorme distanza, però, colpisce in pieno al capo uno spettatore della gradinata inferiore che, inferocito, sale precipitosamente verso di noi e strappa l'auricolare dall'orecchio di Pippo sferrandogli uno spintone che lo fa barcollare, ma non cadere, per via del totale contatto con altre masse corporee... Recuperare la radiolina nenanche a pensarlo. Inizia a piovere. Previdente quant'altri mai l'amico Pippo ha sempre con sè un ombrello di quelli chiudibili, comodissimo, adatto ad ogni occasione. E' la volta buona per usarlo e per evitare un'inopportuna e dannosa bagnata. Il tempo di aprire l'ombrello, e quindi di limitare parzialmente la visibilità ad alcuni spettatori delle gradinate superiori e, a riprova della grande spontaneità della gente ciociara, arriva dall'alto una scaricata di mondezza mista, contenente bucce di banana, avanzi di pane, tranci di mortadella, bucce di frutta varia e bicchieri di carta usati. Il messaggio, peraltro assai più efficace e persuasivo del tradizionale invito a chiudere l'ombrello,ci costringe a continuare a "gustare" l'incontro sotto l'acqua che scroscia abbondante, e ad invidiare palesemente chi siede sulle poltroncine imbottite della tribuna coperta. La bandiera che avvolge il mio amico si rivela assai presto inadatta a proteggerlo: la sua maglia di lana, intrisa d'acqua, inizia a diffondere un odore diverso da quello della lavanda... Quando la Roma segna l'unico gol della partita sia io che Pippo siamo costretti ad abbracciare alcuni vicini che sono in preda ad una sorta di incontenibile delirio... Nonostante la pioggia sferzante il mio amico è costretto a svestire la bandiera e ad agitarla in segno di gioia, esponendosi ancor più alle intemperie. E' finita. L'altoparlante annuncia che per motivi di sicurezza i tifosi della curva romanista lasceranno lo stadio per ultimi. Sono le 19,30 quando inizia il lentissimo esodo, accompagnato, sotto la pioggia, da cori e danze tribali che si protrarranno fino a tarda notte. Forse per atavico rigetto nei confronti delle massive esplosioni di gioia, non riusciamo a godere appieno di quegli indimenticabili momenti di felicità collettiva e ci appartiamo in un angoletto riparato per consumare quel che resta dei nostri panini inzuppati e compressi come sogliole. Poi si riparte. E' passata la mezzanotte. Ma sul pullman "nessun dorma".Riprendono canti e cori, urla di gioia, grida isteriche, commenti e lodi sperticate ai giocatori per tutto il viaggio di ritorno. Arriviamo alla stazione di Giulianova alle 2,30 del mattino. Prima di lasciarci, solo un laconico commento del mio amico, visibilmemnte provato, non credo per via dell'emozione che scaturisce dalla vittoria della Roma: "la prossima volta la partita la guardo in televisione. Ma, come dicono tutti, sicuramente sarà un'altra cosa..."

sabato 28 agosto 2021

LU NONNE MARENARE

Nonne e nepote guardave lu mare e se tenave pe mà, sotto a lu fare. 
 Lu vicchie arcuntave de lu tempe sò 
quanne passave li iurne ntire sopra a na barche 
e quanne venave lu tempacce lu vente e la bufere, 
li lampe, li tune e l’acque gelate ca ie taiave la facce: 
“ Lu pesce poche e nind, sole lu fredde assà, 
e li borse de corde ca se fracecave sotte a l’onne. 
Li strille, li biastome e li preghire a nu die ca parave ngiuste. 
Nisciune però se lamentave peccò osse ere marenare. 
Quolle ere lu mistire e addre nce ne stave””” 
Lu guaiune sentave sti parole 
e vedave ca lu nonne se gerave de rete
 peccò tenave li lacreme all’ucchie.
 Allore ie stregnave lla mà ca ere grosse e toste come na prete.
 “”Nce sta nu patre bone come lu mare”” 
deciave lu vicchie a lu nepote, 
“” Se quanne i grosse vu fa lu marenare,
 n’ardvinte ricche, e nci fi ninde nghe la scole. 
Ma quanne sti sopra a na barche, nghe lu sole o la tempeste, 
o ride o pijgne, tu mpire a campà chiù leste.””