I Latini solevano trascorrere i periodi di riposo e di svago abbandonandosi senza mezzi termini e senza troppi scrupoli a liceità a volte anche eccessive, ed il celebre motto " Edamus, bibamus, gaudeamus " rappresenta in sintesi il loro totale ricorso a piaceri senza remore, senza costrizioni né falsi pudori. In buona sostanza è ciò che probabilmente avrebbero fatto se costretti a restare in casa per lungo periodo di tempo, così come accade in questo particolare momento della nostra vita.
Leggere può rappresentare oggi, in un momento così difficile ed irreale, una possibile alternativa al pericolo di cadere in un vortice di piaceri incontrollati che potrebbero arrecare impreviste conseguenze al momento di tornare alla normalità.
Il "Mangiamo, beviamo, godiamo" potrebbe significare in seguito aumento di peso, cirrosi epatica, incremento delle nascite...
Al di là della facile ironia la lettura resta uno dei passatempi più sani ed economici e certamente alla portata di tutti.
Mark Twain, scrittore di grande carisma, è passato alla storia prima che per la sua attività letteraria, per la sua stessa vita, trascorsa attraverso esperienze diverse. Da giovane fu apprendista tipografo, pilota fluviale, soldato irregolare, mercante di cavalli, coltivatore di granoturco. Fu tutto questo prima di diventare uno degli scrittori più acclamati del mondo e l'autore americano ancora oggi più conosciuto. Fu anche cercatore d'oro, nei territori di frontiera, nelle terre vergini, tra gli indiani degli accampamenti e tra i negri nelle piantagioni di cotone. In questo ambiente polimorfo visse dalla più tenera età, a fianco del padre, e con tutta la famiglia che girovagava in cerca di una fortuna che procedeva sempre qualche metro avanti.
Nel rileggere con stupito interesse la sua biografia mi accorgo che in realtà il più bel libro di Mark Twain è quello della sua vita che ebbe la prima impronta di eccezionalità quando, trentenne, divenne improvvisamente famoso dopo la pubblicazione del racconto "Il ranocchio saltatore" Una sorta di meteora che apparve all'improvviso sulla strada della sua carriera professionale e che solo dieci anni dopo lo avrebbe consacrato per sempre tra gli scrittori più letti di tutti i tempi.
Leggere Mark Twain vuol dire accedere a questo mondo magico e conoscere da vicino l'esistenza di questo uomo eccezionale che fu anche editore, compositore, editore, compositore di testi per canzoni, imprenditore, e che ottenne dai diritti d'autore dei suoi libri compensi annui superiori all'appannaggio del Presidente degli Stati Uniti.
La raccolta di racconti, alla quale indirizzo i miei lettori, esplicita solo in parte, ma in modo significativo, gli aspetti essenziali della sua multiforme personalità, sicuramente soffocata sotto la riduttiva etichetta di "scrittore comico". Dai racconti trapela un costante senso di ribellione contro ogni forma di sofferenza, di ingiustizia, di oppressione.
Certo, la componente comica, o per meglio dire la veste sottilmente ironica, permea tutti i suoi scritti, ma d'altro canto era materia comune e quotidiana della sua stessa vita. Chi altri avrebbe potuto commentare meglio di lui l'infondata voce della sua dipartita con un laconico " Spiacente di deludervi, ma la notizia della mia morte è grossolanamente esagerata..."""?
La raccolta si apre con "La banconota da un milione di sterline", da cui fu poi tratta l'omonima riduzione cinematografica interpretata da Gregory Peck. Il racconto riassume a mio avviso più di ogni altro la comicità e l'ironia comunque sempre diffuse a piene mani nell'opera omnia.
Ora che è necessario stare in casa, ed inventare modi per passare il tempo, leggere l'edizione integrale del libro (titolo originale "La banconota da un milione di dollari ed altri racconti") di Mark Twain può essere un modo per sorridere senza cadere nella tentazione del pericoloso "Edamus, bibamus, gaudeamus "...
Recensioni, racconti, notizie, aneddoti,commenti, cronache,critiche, favole...... a cura di Sergio di Diodoro - giornalista free lance -
lunedì 20 aprile 2020
giovedì 26 marzo 2020
ANGELI SENZA ALI
Ora il mondo appare diverso e si
avrebbe tanta voglia di svegliarsi da un incubo apparso all'improvviso eppure
non etereo, ma reale, vero, concreto, tangibile ed ineludibile. Il brutto sogno
non è sogno, l'incredibile diventa credibile. L'angoscia ci vive al
fianco, il vuoto riempie l'anima e la vecchia routine di ogni giorno è solo un
nostalgico rimpianto. Uno scenario da apocalisse fino a ieri contemplato solo
nella fantasia di scrittori di romanzi di fantascienza. Eppure vero e reale.
Incredibilmente vero e reale. Non un sogno da cui svegliarsi, ma una realtà da
cui non si può fuggire. Non per ora almeno.
In questo spettacolo vero e reale angeli senza ali
perseguono la loro missione, fedeli ad un impegno sociale che prevede di porsi
al servizio degli altri ogni giorno ed in qualsiasi momento, per essere
presenti, senza orari, senza remore, senza paura.
Esperienze vissute in silenzio, lontano dai boati
della vanagloria e dalle esplosioni mediatiche.
Operano nel silenzio del loro coscienzioso impegno
interamente indirizzato ad ottenere vantaggi e concreti risultati per il bene
della collettività. Persone normali, eppure speciali, esempi di
encomiabile altruismo in una società avvezza a valutare i diversi meriti di
ciascuno con ben altri modelli di giudizio.
Non sono eroi, nè personaggi irreali. Sono
missionari per indole e per tempra dell'animo, ora investiti da un temporaneo e
fugace momento di pubblica notorietà, che danno senza ricevere, per dedizione
alimentata solo da amore per gli altri.
Li vedete intorno a voi ora che l'incubo è vero
incubo e ora che l'alba di questa lunga notte appare ancora lontana.
Quando vi passano accanto non fanno rumore.
Sono angeli senza ali.
martedì 21 gennaio 2020
NOTTE MAGICA AL LICEO CLASSICO - NON OMNIS MORIAR
Porte aperte a tutti Venerdì 17 gennaio 2020 al "Delfico" di Teramo per la sesta edizione della "Notte nazionale del Liceo Classico", suggestiva manifestazione progettata e realizzata per essere vissuta sulle ali della memoria. Anche quest'anno folta partecipazione di visitatori, studenti del passato, oggi professionisti, e studenti di oggi, professionisti del futuro. Una mirabile fusione resa ancor più magica dalla perfetta organizzazione della serata (e della nottata), opera dell'infaticabile Dirigente a capo dell'Istituto, la Preside Loredana Di Giampaolo, la quale, coadiuvata dai suoi collaboratori, ha l'indiscusso merito di aver sincronizzato in perfetta armonia ed in euritmica successione tempi ed eventi, senza soluzione di continuità, cosa che ha tenuto costantemente desto l'interesse di tutti i visitatori.
Dopo i saluti formali ed alcune letture introduttive il commovente ricordo di Ivan Graziani e dei suoi versi in musica, riproposti in modo professionale, con forti ritorni emotivi per chi, come il sottoscritto, ebbe l'onore di conoscerlo personalmente, ai tempi della mai dimenticata "Anonima Sound". Brividi di ricordo, non diversi da quelli provati al momento di tornare nelle aule di una volta, e rivedere la disposizione dei banchi, non rivoluzionata, anzi abbastanza conservata nella struttura e nella collocazione generale. E quelle aule, quei banchi, i corridoi, le porte, le lavagne, tutto genera nella mente un carosello di ricordi, un brivido che passa improvvisamente per il corpo. Alcune foto di allora, esposte per i visitatori, i volti dei compagni, non ancora graffiati dal tempo. Storie e vite diverse, vicende, vicissitudini, sentieri che la vita ha tracciato e che ciascuno ha percorso con sorti alterne e disparate. Qualcuno è presente, ci si ritrova, si respira l'aria incantata della rimembranza. Scopo della serata è anche questo...
Cinque aule, dopo lunghi e non facili percorsi burocratici, vengono intitolate a docenti storici dell'Istituto, vere colonne portanti, maestri di vita per successive generazioni di studenti: Clemente Dino Cappelli, Rino Faranda, Pietro Ferrari, Ettore Lombardo Fiorentino, Ernesto Villani.
E poi l'omaggio a Mariella Converti, la Lectura Dantis (passi scelti della Divina Commedia recitati in ambiente caldo e suggestivo), altre performances, letture, interventi diversi, il concerto dei docenti del Liceo Musicale, un susseguirsi di iniziative curate nei minimi particolari fino a tarda notte, quando scende il silenzio sulla magica notte del Liceo.
Cala il sipario. Si abbassano e si spengono le luci della ribalta. Il breve sogno svanisce, i ricordi tornano in un cantuccio della mente e lì restano, sopiti ma non negletti.
Ma torneranno ancora perché quegli anni erano magici.
Come la magica notte del Liceo Classico.
Dopo i saluti formali ed alcune letture introduttive il commovente ricordo di Ivan Graziani e dei suoi versi in musica, riproposti in modo professionale, con forti ritorni emotivi per chi, come il sottoscritto, ebbe l'onore di conoscerlo personalmente, ai tempi della mai dimenticata "Anonima Sound". Brividi di ricordo, non diversi da quelli provati al momento di tornare nelle aule di una volta, e rivedere la disposizione dei banchi, non rivoluzionata, anzi abbastanza conservata nella struttura e nella collocazione generale. E quelle aule, quei banchi, i corridoi, le porte, le lavagne, tutto genera nella mente un carosello di ricordi, un brivido che passa improvvisamente per il corpo. Alcune foto di allora, esposte per i visitatori, i volti dei compagni, non ancora graffiati dal tempo. Storie e vite diverse, vicende, vicissitudini, sentieri che la vita ha tracciato e che ciascuno ha percorso con sorti alterne e disparate. Qualcuno è presente, ci si ritrova, si respira l'aria incantata della rimembranza. Scopo della serata è anche questo...
Cinque aule, dopo lunghi e non facili percorsi burocratici, vengono intitolate a docenti storici dell'Istituto, vere colonne portanti, maestri di vita per successive generazioni di studenti: Clemente Dino Cappelli, Rino Faranda, Pietro Ferrari, Ettore Lombardo Fiorentino, Ernesto Villani.
E poi l'omaggio a Mariella Converti, la Lectura Dantis (passi scelti della Divina Commedia recitati in ambiente caldo e suggestivo), altre performances, letture, interventi diversi, il concerto dei docenti del Liceo Musicale, un susseguirsi di iniziative curate nei minimi particolari fino a tarda notte, quando scende il silenzio sulla magica notte del Liceo.
Cala il sipario. Si abbassano e si spengono le luci della ribalta. Il breve sogno svanisce, i ricordi tornano in un cantuccio della mente e lì restano, sopiti ma non negletti.
Ma torneranno ancora perché quegli anni erano magici.
Come la magica notte del Liceo Classico.
domenica 27 ottobre 2019
I PREZIOSI BENI DI CASTELLI
L’ Istituto Statale d’arte per la ceramica “F.A.Grue” fondato nel 1906 da
Felice Barnabei e Beniamino Olivieri, cittadini castellani, dopo oltre cento anni di attività ha
diversificato il suo aspetto ed ha modificato il suo progetto educativo,
adeguandosi a nuove propensioni artistiche. Questo emerge da colloqui informali
con alcuni addetti ai lavori all’interno del rinnovato e rinominato “Liceo
Artistico” moderna versione dell’antica struttura, per alcuni obsoleta, per
altri inopportunamente modificata. La diatriba serpeggia silente ma traspare a
tratti dai discorsi a volte nostalgici, soprattutto di coloro che hanno vissuto
dall’interno la storia e le vicende della gloriosa Scuola d’arte, diventando,
tempo per tempo, illustri artigiani, artisti, maestri d’arte. Si evince, da
frasi e discorsi, che la ventata di novità, scaturita dal desiderio di adeguare
la Scuola alle nuove tecnologie imperanti ed alle nuove correnti artistiche,
appare ad alcuni inopportuna e comunque lesiva dell’antica tradizione
centennale, da sempre fiore all’occhiello dell’Istituto e del paese.
La visita guidata
all’interno delle aule e dei numerosi laboratori a tutta prima lascia sgomenti
per via dell’ importante spaziosità che ti avvolge e ti avviluppa quasi a suggellare la
maestosità del luogo. E’ sabato e non c’è attività. Ciò rende ancor più
manifesta la sacralità degli ambienti, vere fucine d’arte, luoghi che profumano
di inventiva, ingegno, tecnica, abilità, di straordinario talento.
Al primo impatto visivo
lo sguardo è attratto dal “Terzo Cielo”,
all’origine 356 tavelle (oggi 258) in
maiolica policroma risalenti alla metà del XX secolo. Un’opera realizzata da
docenti ed allievi negli anni cinquanta ed ispirata ai soffitti maiolicati di
un tempo, tuttavia attuale nelle decorazioni e nei tratti grafici che
conferiscono all’insieme un tocco di suggestiva modernità.
La visita all’interno
del nuovo Liceo Artistico offre un’altra pregevole
preziosità: la Raccolta Internazionale
d’Arte Ceramica Contemporanea. Si tratta di un’ originale collezione di
opere di oltre trecento artisti e maestri d’arte in rappresentanza di cinquanta
nazioni. Più di 500 lavori artigianali frutto
di ispirazioni diverse e senza limiti imposti alla fantasia ed
all’immaginazione. Capolavori scaturiti da motivi ispiratori tra loro
assolutamente dissimili che testimoniano le più difformi tendenze della
produzione contemporanea.
In continua evoluzione
per via delle costanti acquisizioni che la alimentano, la raccolta rappresenta oggi un centro nodale
di riferimento per maestri dell’arte ceramica provenienti da ogni parte del
mondo.
Parlando con alcuni castellani addetti ai lavori, professionisti
ed artigiani, è emersa unanime
condivisione sull’argomento ed è apparsa evidente la volontà di sollecitare
Enti ed Istituzioni ad agevolare ogni possibile iniziativa volta a far
conoscere i “Tesori di Castelli” in Italia ed all’Estero. Iniziando magari da
visite guidate di Scuole ed Istituti comparati, inviti a gruppi di turisti in
vacanza nelle vicinanze, o qualsiasi altra iniziativa consimile, atteso che,
soprattutto per quanto attiene ad opere come il Presepe Monumentale, appare del
tutto irrealizzabile, o quantomeno estremamente onerosa, la possibilità di
organizzare esposizioni itineranti in altre parti della regione o dell’ Italia.
Il Museo delle Ceramiche , un
tempo seicentesco convento francescano, oggi gravemente danneggiato dal sisma del
2009, attualmente trasferito in una sede provvisoria, accoglie opere dell’antica tradizione ceramica
castellana ma anche espressioni dell’arte contemporanea, in una mirabile fusione di stili e di
espressioni figurative.
Tanto, molto altro ancora si potrebbe dire o scrivere.
Ma allo stato attuale, dopo i terribili eventi che ne hanno scosso
e minato la quotidianità, senza peraltro intaccare i cardini di un’antica e consolidata
tradizione, Castelli ha bisogno di tornare al centro dell’attenzione, della stima e
del credito che le sono dovuti in nome di un’ ancestrale e gloriosa memoria artistica.
Iniziative, eventi, proposte che possano dare impulso ad attività
volte a rimettere in moto una macchina ferma e danneggiata, ma non per sempre
distrutta, tutto dovrà essere oggetto di impegno collettivo, una sorta di
dovere morale volto al recupero di questo prezioso gioiello del nostro Abruzzo.
“ Post fata”tornino dunque i castellani fuoriusciti, riparta ogni
attività economica e si riemerga dopo gli eventi nefasti di un tempo
sicuramente funesto, ma ormai trascorso. Per far ciò occorre il condiviso e
collettivo impegno di Enti e di Autorità preposte, ma non possono mancare il fervore ed il diretto interessamento di
tutti i paesani, presenti o assenti, accomunati dalla tempra e dalla tenacia
che distingue da sempre le genti d’Abruzzo.
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